Il papiro di Miray: perché Salomé chiese la testa di Giovanni Battista?
Il romanzo che ritorna nel passato e ne svela i segreti
Una storia a più voci di donne che, sull’orlo del baratro, percepiscono la necessità di vivere all’altezza dei propri desideri. Un racconto che si prefigge lo scopo di riempire lacune e silenzi biblici.
Il papiro di Miray riporta alla luce il momento in cui la principessa Salomé, come racconta la Bibbia, danza per Erode Antipa e in cambio, spinta dalla sete di vendetta della madre, chiede la testa di Giovanni Battista su un piatto d’argento.
Il punto di vista scelto è quello di una serva che ha visto nascere e crescere Salomé, e che è quindi particolarmente coinvolta emotivamente. Questa serva assiste all’episodio del ballo e vuole capirne le ragioni profonde. Sarà attraverso i suoi occhi che il lettore rivivrà l’episodio.
Il libro di Guadalupe Arbona, docente di Letteratura e Scrittura Creativa e professoressa ordinaria all’Università Complutense di Madrid, offre una panoramica della vita di diverse donne (Salomé, Erodiade, Miray, Angels, Giovanna), affrontando tematiche come la scoperta e il viaggio nel tempo attraverso un manoscritto: stratagemma che permette alla storia di arrivare ai nostri giorni superando una serie di vicissitudini e di voci. Non si tratta di un romanzo chiuso in sé stesso, bensì di “una finestra aperta – afferma l’autrice – una chiamata ai lettori e un invito a esplorare la storia e immedesimarsi in queste donne, la cui personalità si comprende attraverso le loro voci”.
Inoltre, la volontà di scavare in uno dei più famosi episodi biblici non solo riporta alla luce una storia sempre attuale, ma diventa anche una leva che, attraverso le diverse prospettive e i punti di vista dei personaggi presenti, crea una profonda connessione emotiva con il lettore e la storia stessa.
Il modo di raccontare, infine, si contamina con altre letterature che hanno compreso i conflitti delle storie di donne dall’interno: è un intrecciarsi di Flannery O’Connor, Svetlana Alexievich e Isak Dinesen. La scelta delle donne in questa e altre sue opere, Arbona la giustifica come “una sensibilità innata”. La preferenza di personaggi femminili rispecchia una sua inclinazione personale che le permette di esprimersi al meglio. “La mia voce interiore si rispecchia di più nei pensieri e nelle storie che riguardano donne”.
Il papiro di Miray è un sigillo storico, ma anche un romanzo che attualizza un episodio sensuale e tragico insieme. E si porta dietro, tra l’altro, una importante tradizione artistica in diverse forme (come pittura, teatro, opera, poesia, ecc.).
Il libro
Il romanzo Il papiro di Miray racconta in prima persona la storia della serva Miray che, cresciuta nel palazzo di Erode, assiste al momento in cui la principessa Salomé chiede in cambio di una danza che le venga consegnata la testa di Giovanni Battista.
Miray descrive il percorso che l’ha portata, ormai in tarda età, a raccontare la sua storia, che include un cruciale incontro con Gesù qualche tempo dopo la morte del Battista.
È un testo, che si inserisce in una lunga tradizione di ricostruzioni dell’episodio (Oscar Wilde, Flaubert, Strauss, Caravaggio, ecc.), e che rivivifica e attualizza la storia di Salomé attraverso una catena di voci femminili: Miray detta a uno scriba ciò che ha visto e nel XX secolo un’archeologa inglese ritrova quello stesso manoscritto e lo trascrive, traducendolo, in un quaderno. Nell’approfondire il racconto di Miray, la ricercatrice Caroline Angels si sorprenderà anche nel vedere come quella storia antica modifichi gradualmente il suo presente, segnato dal dolore della perdita del suo compagno. Scoprirà così che il legame tra il passato e il presente è più stretto di quanto abbia mai creduto.
La trama ripercorre l’infanzia, la maturità e la vecchiaia di Miray e di Salomé, e non concede alcuna tregua al lettore fino a quando non si scoprirà cosa realmente comportava quel ballo e i veri motivi che si celavano dietro alla richiesta della testa del Battista servita su un piatto d’argento.

