Giuseppe Verdi, a Bologna la proiezione del docufilm “Le stanze di Verdi”
Prima proiezione bolognese del docufilm “Le stanze di Verdi”, tratto dal libro “Verdi non è di Parma” di Persiani Editore
Martedì 27 gennaio 2026, alle ore 18, al Cinema Modernissimo di Bologna arriva la prima proiezione bolognese del documentario “Le stanze di Verdi,” diretto da Riccardo Marchesini, con la supervisione artistica di Pupi Avati.
In occasione dell’evento ci sarà anche un incontro col regista Riccardo Marchesini e il produttore Giorgio Leopardi. Inoltre, Pupi Avati interverrà in collegamento video.
Un Verdi inedito
Tratto dal libro di Marco Corradi, edito da Persiani Editore, “Verdi non è di Parma”, il film è un viaggio intimo e suggestivo con l’attore Giulio Scarpati nei luoghi reali e simbolici di Giuseppe Verdi, per raccontarne non solo il genio, ma soprattutto l’uomo.
Attraverso le sue stanze il documentario prova a restituire un Verdi inedito, lontano dalla retorica celebrativa e più vicino alla sua dimensione privata. Non soltanto il sommo compositore, ma anche l’uomo curioso, agronomo, filantropo, patriota e benefattore.
Infatti, forse non tutti sanno, ad esempio, che Giuseppe Verdi – nato a Roncole di Busseto (Parma), ma che ha vissuto per oltre 50 anni nel piacentino a Sant’Agata di Villanova sull’Arda – non è stato solo il grande Maestro conosciuto in tutto il mondo, ma anche un appassionato imprenditore agricolo. È proprio su questo suo aspetto, che una parte del libro di Corradi così come il docufilm di Marchesini si concentrano.
La passione di Verdi per l’agricoltura lo condusse a investire i proventi dei suoi lavori nell’acquisto di molti terreni in provincia di Piacenza, ma anche di caseifici. Non solo: a Milano fece erigere la Casa di Riposo per Musicisti tuttora in uso e la donò prima della sua morte. Il docufilm è un viaggio nella vita del grande Maestro.
Il docufilm
Questo documentario è un prodotto on the road, in una bassa padana ricca di suggestioni, musica, paesaggi e arte. Il regista Riccardo Marchesini, nel progetto curato da Pupi Avati, ci racconta un Giuseppe Verdi inedito e diverso. Prodotto da Giorgio Leopardi con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, Le stanze di Verdi è stato realizzato sulla base di un soggetto e sceneggiatura di Tommaso Avati e Luca Pallanch, liberamente ispirata al libro di Marco Corradi. Le riprese si sono svolte a Piacenza, Villanova sull’Arda, Roncole Verdi, Busseto, Saliceto di Cadeo, Cadeo, Fiorenzuola d’Arda, Cortemaggiore, Milano.
Il libro
Verdi non è di Parma, di Marco Corradi (avvocato in Piacenza, appassionato cultore e studioso di storia locale italiana), è un libro uscito ad aprile 2023 edito da Persiani Editore. Siccome Verdi visse molti anni in territorio piacentino, questo il pensiero dell’autore: «Sappiamo che non si sceglie dove nascere, ma dove vivere e lavorare. Era un nostro concittadino, dunque piacentino, perché ha scelto di vivere qui».
Questa tesi di Corradi amplia un’analisi realizzata dalla studiosa statunitense Mary Jane Phillips-Matz e con il suo libro si propone dunque di dimostrare la “piacentinità” di Giuseppe Verdi, che nasce nella “bassa tra Piacenza e Parma” il 10 ottobre 1813 da genitori provenienti da famiglie piacentine, da poco trasferitesi per lavoro dal Ducato di Piacenza a quello di Parma, ovvero poco oltre il confine a Roncole di Busseto. Qui gestivano l’osteria, dove Verdi ha cominciato a suonare l’organo.
Nel 1848 poi, nel pieno della sua maturità personale, artistica e professionale, il maestro oltrepassa l’Ongina, il fiume che nell’ultimo tratto del suo corso segna il confine fra le province di Parma e Piacenza. Torna dunque a Sant’Agata nel piacentino, la terra da cui provengono i suoi avi e dove costruisce il nido per il resto della sua vita, per oltre cinquant’anni. Sant’Agata rappresenta il “luogo verdiano per eccellenza”, la sua “patria d’elezione”. È qui, tra l’altro, che sorge Villa Verdi e ancora oggi sembra di scorgere il compositore seduto al pianoforte, intento a suonare, oppure sulle rive del laghetto a forma di chiave di violino, dove nuotavano elegantemente i suoi prediletti cigni.
Verdi non è di Parma è un libro che ricorda come il maestro sia piacentino a tutti gli effetti. «L’ho scritto per sottolinearlo – spiega l’autore –, ma anche per spronare i piacentini a ricordarsi di questo illustre loro concittadino».

