Domani l’assegnazione del Premio Strega

Premio strega 2019

Il Premio Strega 2019 – Giovedì 4 luglio

Come ogni anno, si avvicina il momento dell’assegnazione del Premio Strega, il premio letterario di maggior prestigio in Italia e in Europa. Ad oggi gestito dalla Fondazione Bellonci insieme a Liquore Strega, viene assegnato ad un autore o autrice di libri pubblicati in Italia.

Si avvicina così la LXXIII edizione del Premio, di cui si è già tenuta la prima votazione in Casa Bellonci che ha selezionato la cinquina finalista; verrà votato il vincitore al Museo Internazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma giovedì 4 luglio (per chi fosse interessato sarà possibile seguire la diretta televisiva su Rai Tre).

A votare la cinquina è stata una giuria composta dai 400 Amici della domenica, da 200 votanti all’estero selezionati da 20 Istituti italiani di cultura, da 40 lettori forti selezionati da 20 librerie associate all’Ali e da 20 voti collettivi di biblioteche, università e circoli di lettura (15 i circoli coordinati dalle Biblioteche di Roma), per un totale di 660 votanti.

Per avvicinarci maggiormente preparati e appellarci ad un costruttivo spirito critico, passiamo ad una sintetica rassegna delle opere finaliste.

Il primo titolo è quello di Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, edito da Bompiani, che si è guadagnato 312 voti all’interno della giuria.

Posto sotto la generica categoria del romanzo, è stato oggetto di dibattiti che volevano l’opera inneggiata tra quelle di genere documentario-storico, e non a torto, considerato il quid del romanzo stesso. Esso infatti ci offre una panoramica dell’Italia del secolo scorso: abbraccia un arco temporale di 5 anni – precisamente dalla fondazione dei Fasci nel 1919 alla rivendicazione del delitto Matteotti nel 1924 –  di cui i nodi centrali sono la marcia su Roma e l’assassinio di Matteotti. In molti riconoscono allo scrittore il merito di aver avvicinato il popolo italiano ad una maggiore consapevolezza e informazione, visto il grande successo riscosso a discapito di un genere che sembra essere ormai area circoscritta destinata a pochi intenditori.

Il feedback dei lettori ci induce a pensare che siamo di fronte ad una costruzione narrativa consapevole, capace di coinvolgere e appassionare senza rinunciare all’importante funzione di documento storico.

Con 203 voti anche Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario – pubblicato da Mondadori – si colloca tra i finalisti. È caratterizzato da generi letterari differenti e accostati: epistolare, storico, guida di viaggi e diario. Il romanzo racconta la storia dell’inglese Anne, figlia di un ricco commerciante di seta, la quale sposa un aristocratico italiano, per poi intraprendere un viaggio che la porterà a raggiungerlo a Torino. Ambientato nel decennio precedente al Risorgimento, delinea un fedele ritratto del periodo storico (in particolare in Italia) ed è attraversato da tematiche che sembrano trasversali al tempo e allo spazio: la bellezza che scompare, l’emancipazione della donna, la disillusione dell’amore, la migrazione. Il tutto racchiuso nel corollario del tema del viaggio, che non ci abbandona mai.

L’autrice ci rende privilegiati conoscitori dei personaggi esponendo, attraverso la forma epistolare, la loro interiorità e i loro i sentimenti; ci rende consapevoli di qualcosa di profondo e universale.

Il romanzo di Marco Missiroli pubblicato da Einaudi Editore, Fedeltà, si è collocato tra i finalisti con 189 voti, e riporta il piano della narrazione ad oggi, al nostro tempo, alla nostra vita: quella vita che noi tutti – presenze empiriche del mondo adesso – potremmo condividere e comprendere.

La storia infatti, a livello diegetico, è delle più anonime: un professore universitario e scrittore che sfiora il tradimento della propria moglie, un dialogo riscoperto tra madre e figlia, una donna che intraprende un’audace e consapevole indagine su se stessa, una giovane studentessa arrabbiata per la perdita prematura della propria madre,… Una storia, però, che ambisce a donarci uno sguardo universalmente condiviso sulla condizione umana. L’autore mima sapientemente l’ordinario, l’errore in cui ciascuno può cadere;  l’intreccio delle trame e il suo graduale sbroglio ci offrono lo spiraglio dell’attimo di fragilità in cui ognuno di noi può riconoscersi e accettarsi, donandoci la sensazione di poter essere meno soli.

Il quarto titolo giunto in finale con 162 voti, La straniera di Claudia Durastanti – edito da La nave di Teseo –, è indicativo della biografia della scrittrice: nata a Brooklyn ed emigrata in Basilicata all’età di 6 anni, racconta la sua esperienza italo-americana. La narrazione è concentrata sulla figura della madre e della sua sordità, e in generale adotta la forma di un’analisi dei rapporti tra i genitori e quelli più genericamente familiari; con lo scorrere delle pagine le figure della madre e del padre divengono più marginali, assumendo lo statuto di elementi fondamentali nella formazione e nella vita dell’autrice. Claudia diviene il personaggio principale, punto di riferimento per una più ampia riflessione dell’ambito familiare e sociale. Tramite un coraggioso viaggio alla scoperta della “forma letteraria” della sua famiglia, l’autrice insiste sul rapporto con la propria madre, e la sua ossessione per l’autobiografico diventa il viatico attraverso il quale indagare il rapporto tra realtà e finzione.

Il quinto finalista con 159 voti è Addio fantasmi di Nadia Terranova, pubblicato da Einaudi Editore: la storia è quella di un lutto e di un tentativo di rinascita. La protagonista è infatti Ida, che, trasferitasi a Roma, deve tornare nel luogo della sua infanzia, Messina, per aiutare la madre a vendere la casa.

Ida ha perso il padre all’età di 13 anni, e la mancanza di una comunicazione tra lei e la madre ha fatto sì che diventasse un vero e proprio fantasma: un’assenza onnipresente, una percezione immanente. Il silenzio piombato in casa ha bloccato la loro catarsi, il loro sfogo e la loro rabbia.

L’autrice narra del percorso di Ida: il contatto con la sofferenza di altri personaggi la aiuterà ad alleggerire la sua, o per lo meno a capirsi e smettere di vivere nel tormento. Quello che ci viene offerto non è la cura miracolosa al lutto, ma semplicemente un modo per circoscriverlo e sopportarlo in una maggiore consapevolezza dei propri sentimenti.

Rimanendo consapevoli della grandezza di ciascuna di queste opere, non resta che aspettare il verdetto finale facendo il tifo per il romanzo che più ci ha conquistati secondo una commistura di esperienza e gusto personale, stile, forma e contenuto.

La redazione – Monica Cavina

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