Autoritratto di un brigante onesto amante della parola

Un viaggio che parte dal passato e guarda al futuro

È in uscita per il mese di marzo nelle librerie e online il libro — o «opuscoletto» come lo definisce il suo autore — Autoritratto di un brigante onesto. Nella bottega della lettura, della parola e della scrittura. Giovanni Greco, professore ordinario di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Storia Culture Società dell’Ateneo felsineo, tratteggia con spirito da narratore «un percorso di vita con un’originalissima vena satirica» (Davide Monda).
«Ho provato un intenso piacere a leggere le sue scorribande così ricche di significati e di riferimenti su piani culturali molteplici. Il piacere di ricordare gli anni salernitani, le sue esperienze giovanili, il ricordo sempre affettuoso dei suoi genitori mi hanno reso cara la sua persona», scrive Gian Paolo Brizzi. Da questi momenti autobiografici si passa a «una combinazione attenta e intelligente di profondi insegnamenti volti a tracciare un itinerario, i cui segni potranno risolversi in simboli da comprendere, per poter entrare in una nuova dimensione esistenziale» (Lorenzo Bellei Mussini).
autoritratto di un brigante onestoUn’emozionante riflessione sulla vita e sulla parola che «è meditazione nel silenzio e aspirazione al sapere, è il dovere, oltre che il piacere, della lettura che impone all’uomo una cultura umanistica, in grado di far crescere le persone e spingerle al bene comune» (Simona Salustri).
In questo modo, l’autore parte da lontano, dalla sua infanzia salernitana, dal ricordo affettuoso della famiglia e della città reso attraverso quegli episodi emblematici che restano nella memoria, per poi lanciare un messaggio di speranza con un libro che «più che rappresentare un panorama del passato, propone un programma del futuro» (Marco Veglia).
Tra spaccati di vita vissuta e considerazioni di ampio respiro, colpisce per la sua sincerità e per il suo ottimismo, senza dimenticare quel pizzico di benevola ironia che fa sorridere e al contempo riflettere.

Di seguito altre opinioni sui testi di Giovanni Greco:

Augusto Placanica:
«sempre pieno di entusiasmo e sempre avido di imparare, non timoroso dei mari più vasti»

Mario Themelly:
«ha un laboratorio sempre aperto con cui cesella i suoi racconti fino a farli diventare semplici, limpidi, condivisi, amati»

Eleonora Rossi:
«questo testo mi ha affascinato, sembra essere sul posto dove avviene il racconto. Qui il moderno cantastorie punta alle emozioni, non alle nozioni»

Maurizio Fabbri:
«ne ho condiviso i colori, gli odori, i sapori. Mi ha commosso, più e più volte, per la forza e la lievità al tempo stesso, con cui tocca corde che sono anche le mie»

Italo Comelli:
«è come assaporare autentica poesia che sa cogliere profonde e immutabili verità»

Maurizia Cotti:
«la leggerezza e il pensiero agile sono una cifra stilistica della sua scrittura. Il gusto per la teatralità, l’esposizione di narrazioni sapide e pungenti, con l’esplosione finale spesso inattesa»

Elisa Colangelo:
«è stato come divorare un romanzo avvincente che non vorresti mai concludere»

Mariagrazia Contini:
«speciale per sensibilità e intelligenza»

Mario Valentini:
«grande capacità di emozionare»

Alberto Malfitano:
«volume tanto agile quanto profondo. Grazie al dono della leggerezza dello stile, nel raccontare tanti quadri dell’umanità passata, Giovanni Greco propone una ricetta solare e condita da tratti di fine ironia che rendono la lettura un piacevole viaggio per una riflessione sulla condizione umana»

Elisa Tonelli:
«una boccata d’aria nuova, un valore aggiunto, inestimabile»

Pietro Saibon:
«ho scoperto un mondo che ha toccato il mio essere»

Nicolò Ingargiola:
«si percepisce la profondità di un uomo del sud, l’importanza per le piccole cose; grazie per le sue storie e per la sua storia»

Giulia Zaffagnini:
«leggere cose che mi hanno resa una persona diversa, forse migliore»

Renzo Berti:
«raramente pensieri altrui hanno coinciso a tal punto con le mie emozioni: ho sempre cercato con tutte le mie forze di diventare ciò che sognavo di essere»

Angelo Varni:
«evviva i nani vincitori»

Massimo Mazzetti:
«tanto preciso nel lessico colto, quanto fulminante nelle espressioni dialettali»

Federigo Reale:
«assimilabile a fuochi d’artificio. Iniziano e si svolgono sempre con pacate esplosioni e forme, poi un crescendo che impegna l’attenzione e dopo il gran finale che sbalordisce: un’esplosione di umanità»

Margherita Nucci:
«la ringrazio moltissimo per aver alleviato il dolore del tumore a mia madre: è questo il potere della parola»

 

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